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Implementare un sistema di tracciamento Scope 3 settoriale certificato per aziende manifatturiere italiane: guida esperta passo dopo passo al livello Tier 2

Le aziende manifatturiere italiane si trovano oggi di fronte a una sfida cruciale: la complessità crescente nella misurazione, verifica e rendicontazione delle emissioni Scope 3 lungo la catena del valore, in particolare nel contesto del Decreto UE 2019/1526 e del D.Lgs. 63/2023. Il Tier 2, con metodologie certificabili e dettagli tecnici, consente di affrontare questa sfida con strumenti rigorosi, integrando dati interni, collaborazione con la supply chain e modelli di calcolo avanzati che vanno oltre il livello base.

Il cuore di un sistema Scope 3 efficace risiede nella categorizzazione precisa delle emissioni per settori chiave: acciaio, chimica, meccanica e produzione di componenti industriali. La categorizzazione richiede l’applicazione del Protocollo GHG, che identifica le categorie più rilevanti ai sensi di combustibili e energia, catena di valore, trasporti, rifiuti e fine vita prodotto. Per il settore manifatturiero, le emissioni Scope 3 4.1 (utilizzo beni e servizi) e 4.2 (produzione a valore aggiunto) rappresentano il 70-80% del totale settoriale, rendendo prioritario un’allocazione certa e tracciabile.

Fase 1: Mappatura e categorizzazione tematica con metodo IPCC 2019
La mappatura inizia con l’identificazione delle categorie applicabili, basata sul ciclo produttivo e dati primari aziendali. Per l’industria siderurgica, ad esempio, le emissioni upstream derivano principalmente dall’uso di coke e carbone nella produzione (scope 3.2), mentre quelle downstream sono dominate dai trasporti di prodotti finiti (scope 4.3). Applicare il metodo IPCC 2019 garantisce conformità internazionale: ogni categoria richiede coefficienti di emissione (CI) aggiornati, reperibili da fonti ufficiali come EEA e IEA, integrati con dati di bilancio energetico (Scope 2 e 1) per garantire tracciabilità.

*Esempio pratico*: un’azienda meccanica italiana, con forniture energetiche basate su gas naturale, utilizza il CI 2023-001 (1.5 kg CO₂e/kWh) per Scope 2, mentre per trasporti terrestri applica il CI 2023-005 (0.12 kg CO₂e/ton-km) dal database EEA, integrando dati di consumo di carburante per categoria.
Tabella 1: Confronto CI IPCC 2019 per settori manifatturieri

Categoria Emissione Settore Principale Coefficiente CI (2023) Fonte Ufficiale
Combustibili fossili (uso processo) Acciaio, chimica 1.8–2.5 kg CO₂e/kWh IPCC 2019, EEA
Trasporti terrestri (distribuzione) Meccanica, meccanica leggera 0.09–0.15 kg CO₂e/ton-km EEA, EcoVadis
Rifiuti prodotti (scarto industriale) Tutti 0.3–0.6 kg CO₂e/kg IPCC 2019, ISO 14064-3
Energia elettrica (Scope 2) Tutti 0.2–0.45 kg CO₂e/kWh EEA, D.Lgs. 63/2023

Fase 2: Raccolta dati e protocolli certificati per fornitori e supply chain
La qualità dei dati è il fondamento del sistema Tier 2. Definire un protocollo standardizzato implica l’uso di questionari certificati, come quelli di EcoVadis o modelli interni allineati al GHG Protocol. Questi chiedono emissioni per categoria (energia, trasporti, materie prime), con riferimento ai dati primari (bollette, contabilizzazione contabile) o stime con intervallo di confidenza per fonti non verificabili.
Esempio di questionario semplificato:

  1. Fornitore energetico: fornire CI e origine (rinnovabile/fossile), consumo mensile (kWh).
  2. Fornitore logistica: dati di trasporto (km, mezzo, carico utile), consumo carburante (litri).
  3. Fornitore materie prime: emissioni per tonnellata (CI settoriale), quantità fornita.

L’integrazione con software LCA come SimaPro o OpenLCA permette di modellare emissioni lungo il ciclo di vita (LCA), con tracciabilità sia dei dati primari che secondari, fondamentale per la validazione Tier 2.

Fase 3: Metodologie avanzate Tier 2 per allocazione e tracciamento
Il Tier 2 differisce dal Tier 1 per l’uso di metodologie di allocazione dettagliate:
– **Valore aggiunto**: attribuzione delle emissioni in base alla quota di costo o fatturato fornito, essenziale per emissioni Scope 3 4.2 (produzione a valore), dove il valore del bene/servizio influisce direttamente sull’impronta.
– **Basato su attività**: allocazione fisica legata al volume (es. km percorsi, metri cubi di materie prime), ideale per processi con alta variabilità di input.
– **Metodo economico (costi)**: usato per emissioni Scope 3 4.1 (utilizzo beni/servizi), dove il costo del servizio determina la quota di emissione, con CI applicati al valore contrattuale.

Esempio applicativo: produzione di componenti meccanici
Un’azienda che acquista 120 tonnellate di alluminio a 1.800 €/t (con CI 0.18 kg CO₂e/kg) paga 216.000 €. Applicando il CI e il costo, si calcola:
216.000 € × 0.18 kg CO₂e/kg = 38.880 kg CO₂e = 38.9 tCO₂e
Questo approccio garantisce una ripartizione oggettiva tra fornitore e utente, fondamentale per audit e certificazione.

Fase 4: Integrazione con certificazioni e sistemi digitali di tracciabilità
Per ottenere la certificazione Tier 2, è essenziale aderire a standard come ISO 14064-3, che prevede audit interni e esterni per verificare la tracciabilità dei dati. L’adozione di blockchain o registri distribuiti (es. Energy Web Chain) consente di mantenere un ledger immutabile delle emissioni, garantendo trasparenza per auditor, stakeholder e investitori.
Il Carbon Trust Standard o PAS 2060 supportano la certificazione delle emissioni verificate, con reporting conforme al Regolamento UE 2019/1526, richiesto per reporting annuale Scope 3 conforme al TCFN e CSRD.

Tavola 1: Confronto metodi di allocazione Tier 2

Metodo Base Applicabilità Esempio pratico Vantaggio principale
Valore aggiunto Quota di costo/fatturato Industria chimica con forniture costose Allocazione precisa su base economica Riduce rischio di sovra-attribuzione
Basato su attività Volume fisico (km, kg) Distributori logistici Correlazione diretta emissioni/output Semplicità e affidabilità tecnica
Costi (economico) Costo servizio (fatturato fornitore) Comprati energia o trasporti Facile integrazione con bilanci aziendali Ottimo per emissioni Scope 3 4.1

Fase 5: Errori comuni e best practice per la raccolta dati e analisi
Un errore frequente è l’uso di CI generici non aggiornati: ad esempio, applicare il CI 2020 anziché 2023 per nuove tecnologie a basso carbonio. Questo genera dati non conformi e non certificabili.

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